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Dal sito
"centronazionalesangue.it"
dott. Gloria Pravatà, Responsabile Comunicazione
AVVISO TRUFFA PER DONAZIONE SANGUE
Tornano gli appelli per la ricerca di sangue via sms
Periodicamente arriva un sms sui
cellulari con richiesta urgente di sangue. È una
pericolosa bugia che va combattuta
Il cellulare scandisce un suono: arriva un nuovo messaggio. Apri.
"Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B+ causa leucemia
fulminante. Urgente". E il tam tam dei messaggini ha inizio.
Potrebbe sembrare un grido d'allarme. Ma in realtà si tratta di una
"bufala", una notizia inventata. Una bugia che approfitta della
generosità delle persone oneste. La variante stagionale riguarda
solo il gruppo - talvolta è un AB - che, a causa della presunta
rarità, colpisce ancora di più l'immaginario collettivo. La diagnosi
sempre infausta, l'età del piccolo paziente non supera mai i 18
mesi. Padri e madri si sentono coinvolti: "e se succedesse a mio
figlio?".
La risposta ai preoccupati cittadini, vittime ancora una volta di
questi "giochi digitali pericolosi", arriva dall'Authority che in
Italia è preposta al coordinamento della medicina trasfusionale e al
controllo sulla sicurezza del sangue.
Il direttore del CNS, Giuliano Grazzini, unitamente ai Presidenti
delle 4 associazioni e Federazioni di volontariato Sangue (Avis,
CRI, Fidas, Fratres), raccomanda di ignorare tali sciacallaggi,
invitando alla riflessione: "Il sistema trasfusionale italiano è
basato sulla donazione volontaria, altruistica e non remunerata, ma
soprattutto governata da meccanismi di controllo regionale da una
legge dello Stato. Anche il sangue "raro" viene mappato. Questo
significa che gli operatori sanno dove andare a cercare il sangue
che serve. Mai nessuno si sognerebbe, dinanzi a emergenze, di
instaurare una simile catena di presunta "solidarietà". L'uso degli
sms al massimo può riguardare il contatto personale e protetto da
privacy che l'associazione di volontariato può effettuare per
chiamare il volontario che ha firmato la liberatoria, in caso di
richiesta urgente di donazione, sempre allo scadere del periodo di
legge previsto tra una donazione e l'altra (3 mesi per gli uomini e
6 per le donne). Ma si tratta di casi eccezionali e personali".
Posta la falsità di tali appelli, invitiamo i cittadini che
vogliono liberamente aderire alla donazione, a informarsi presso i
Centri Trasfusionali delle Strutture Ospedaliere e sedi delle
associazioni di volontariato sangue della propria città.
***
Dal quotidiano "Latina Oggi" del 2
luglio 2009
IL FASCINO DELLA PRIMA VOLTA, E DONARE
DIVENTA UNA MISSIONE
di Silverio Guarino,
donatore AVIS, ematologo
Era il 17 luglio 1973, sicuramente una domenica (perché era di
domenica che io frequentavo da studente di Medicina l'Ospedale di
Latina) quando ho donato per la prima volta il sangue. Il dottor
Francesco Tudini, allora responsabile del Servizio Trasfusionale,
venuto a conoscenza della mia passione per l'ematologia e che mi
sarei laureato di lì a poco, mi fece emettere il primo vagito nel
mondo medico del sangue, con la mia prima donazione e con la mia
iscrizione all'AVIS.
Il flacone era di vetro, con un tappo di gomma da forare; il
sangue zampillava al suo interno (era sottovuoto!); l'anticoagulante
era il citrato di sodio ed il sangue si conservava per 21 giorni a
+4°C in frigorifero. Era già un traguardo. Il sangue contenuto nel
flacone veniva trasfuso così come era, «intero». Per qualche anno le
donazioni vennero eseguite con questa tecnica, poi il flacone di
vetro venne «siliconato» al suo interno, per renderlo più simile
alla superficie delle vene e delle arterie. Era così possibile
separare il plasma e si potevano trasfondere i soli globuli rossi;
il sangue si conservava per 28 giorni a +4°C, in «frigoemoteca».
All'inizio degli anni '80: una rivoluzione copernicana con l'avvento
della plastica e dei processi di separazione per centrifugazione
degli emocomponenti (globuli rossi, piastrine e plasma) e la
preparazione degli emoderivati (albumina, gammaglobuline, fattori
della coagulazione). Le malattie del sangue e le leucemie in
particolare, richiedevano l'uso specifico del singolo elemento. Con
questa tecnica di prelievo, la durata della conservazione del sangue
(come globuli rossi concentrati) è arrivata agli attuali 35-42
giorni, per l'aggiunta di sostanze nutritive. Le piastrine, tenute
in agitatore a temperatura ambiente (+20°C) durano 5 giorni; il
plasma congelato (a -20°C o a -80°C) dura molti mesi. L'uso degli
emocomponenti ha determinato un sostanziale ed epocale miglioramento
nella terapia delle malattie del sangue e delle leucemie acute in
particolare. La tecnologia e le strategie trasfusionali mirate hanno
consentito di ottenere risultati impensabili, consolidati oggi dalle
tecniche di aferesi (piastrino- e plasmaferesi) da singolo donatore
(in data 26 giugno u.s. è stata effettuata la prima plasmaferesi
produttiva da donatore presso la sede dell'AVIS di Latina). Da quel
17 luglio 1973 al 10 aprile 2009 (data della mia ultima donazione),
l'essere donatore e avisino, non è però cambiato. C'è sempre stato
un ago che ha fatto defluire il sangue e c'è sempre stato nel cuore
il desiderio di donare agli altri una parte di sé. È cambiata la
tecnologia della preparazione, della conservazione e la strategia
dell'uso del mio dono. Donare il sangue rimane solo ed
esclusivamente un atto d'amore; l'atto intelligente compete invece a
chi elabora, conserva, esamina ed usa il sangue. Come donatore
Avisino e come Ematologo, devo solo sorvegliare che ciò avvenga
sempre.
***
Dal quotidiano
"Latina Oggi" del 2 luglio 2009
LA VITA: IL
REGALO PIÙ GRANDE
di Mauro Cappelli, AVIS
Provinciale Latina
Oggi mi sono svegliato con la voglia di fare un «regalo». Non il
solito regalo, ma un regalo "vero", Per cui tu doni senza aspettarti
niente in cambio. Mentre uscivo di casa ho incontrato un amico che
andava a donare il sangue all'AVIS. In quel momento ho capito che
era quello che volevo fare anch'io e l'ho seguito.
All'AVIS l'atmosfera è allegra, la gente ride e scherza e nella
zona ristoro mi viene offerto un caffé. Ci sono persone in fila con
dei fogli in mano: sono i questionari da compilare ad ogni
donazione. Quante domande sulla mia vita privata! Vengo invitato ad
entrare nella stanza del medico dove per rispetto della privacy
rimaniamo soli. A questo punto posso dirimere i miei dubbi e
completare in maniera «veritiera» e «consapevole» tutti i punti del
questionario. Capisco infatti come il mio «regalo», a causa di
qualche leggerezza nella compilazione del foglio, possa creare seri
problemi alla persona cui arriverà il sangue. Devo avere più di 18
anni e meno di 65. Devo pesare più di 50 Kg. Devo essere in buona
salute e non prendere farmaci (almeno alcuni, meglio indicati dal
medico, tipo antibiotici, antinfiammatori ecc.).
Un uomo può donare 4 volte l'anno e tra una donazione e l'altra
di sangue intero devono intercorrere almeno 90 giorni. Una donna
invece può donare solo 2 volte l'anno. Il medico insiste sui
comportamenti a rischio per le malattie infettive (rapporti
sessuali, punture con aghi di siringhe, contatti con liquidi
biologici quali il sangue di altre persone ecc.). Dopo la visita
medica e la misurazione della pressione arteriosa, mi viene fatto un
piccolo buco al dito per la misurazione dell'emoglobina che deve
essere maggiore di 13,5 g/dl per gli uomini e 12,5 g/dl per le
donne. Quindi, dalla vena del braccio il sangue viene prelevato e
raccolto in una sacchetta da circa 450 ml. Riempita la sacca il mio
compito è terminato. Aspetto qualche minuto sdraiato poi mi alzo,
rendendomi conto che mi sento bene fisicamente e soprattutto
psicologicamente. Ritorno al punto di ristoro dove vengo invitato a
fare colazione e mi accorgo che i donatori come me hanno un sorriso
diverso; sono forse consapevoli che del loro «regalo» non verranno
mai ringraziati, ma che comunque hanno donato qualcosa di speciale:
«LA VITA».
***
Dal Blog "Il
Nuovo Territorio" del 3 giugno 2009
INDIA, UN PATTO
DI SANGUE

L’India di Terracina compie un passo significativo verso
l’integrazione con la cittadinanza italiana. Simbolico gemellaggio
ieri mattina tra la comunità indiana, particolarmente presente a
borgo Hermada, e la sezione dell’Avis di Terracina. Il sindacalista
Uil di origine indiana, Ajay Rattan, insieme al responsabile Avis di
Terracina Bruno Maiello hanno indetto l’iniziativa «Terre diverse,
stesso sangue». 21 gli stranieri che hanno donato il proprio sangue,
con 10 litri di sangue raccolti e pronti per essere inviati in
Abruzzo a disposizione degli ospedali che ospitano i terremotati. Un
gemellaggio che ha consentito alla comunità indiana di presentarsi
ai concittadini italiani e che è servita anche per parlare di
sicurezza stradale. Infatti Rattan ha distribuito ai suoi
connazionali pettorine catarifrangenti, utili agli stranieri che
percorrono ogni giorno le strade periferiche di Terracina quando si
recano nei campi agricoli e quando tornano da lavoro, solitamente in
bicicletta e con il pericolo di non essere visti dagli
automobilisti. «L’iniziativa di oggi – ha detto Rattan – oltre a
costituire un bel gesto di solidarietà per i terremotati
dell’Abruzzo, serve a noi Indiani che da anni viviamo e lavoriamo a
Terracina per sentirci sempre più vicini agli Italiani. Il sangue ha
un solo colore, purtroppo c’è chi pensa che il colore della pelle
possa essere ancora un motivo di discriminazione. Invece siamo molto
più simili di quanto possa sembrare, e la comunità indiana ha tutta
la volontà di integrarsi con la popolazione terracinese nel modo
migliore possibile». Presente all’iniziativa e in prima linea per
donare il proprio sangue, il padre spirituale della comunità Sikh,
Balbir Singh, che ha voluto sottolineare come la donazione del
sangue sia un gesto di solidarietà per il bene di tutti: «a Dio
piace molto quando una persona fa del bene per il prossimo». Come è
facile constatare, la religione Sikh non è molto differente dalla
credenza religiosa cristiana. Soddisfatti dell’evento anche i
rappresentanti dell’Avis di Terracina. «Ajay Rattan è donatore già
dal 2006 – ha detto Bruno Maiello, presidente della sezione Avis
locale – ha proposto una donazione straordinaria per la sua
comunità. Terracina accetta sempre ben volentieri queste proposte».
In programma una nuova donazione per settembre, questa volta presso
il tempio indiano Sikh di San Vito. (Francesco Avena)
***
I ragazzi del Collegio "Nazareno" di
Roma hanno realizzato un interessante spot sulla donazione del
sangue. Ecco il link:
http://www.aslroma.it/spot/spot.html
***
Dal sito "asca.it"
DONAZIONE SANGUE: ARRIVANO I VOLONTARI
IN SERVIZIO CIVILE

Sono 32 mila giovani tra i 18 ed i 28 anni in
servizio civile, e nella settimana dal 2 all'8 marzo
andranno ad ingrossare le fila dei donatori di
sangue, con la speranza che il loro gesto non
rimanga isolato, ma diventi una piacevole abitudine.
Questo l'augurio che le associazioni e
federazioni dei donatori volontari di sangue (AVIS,
CRI, FIDAS, FRATRES) esprimono nella "Settimana di
sensibilizzazione al dono del sangue dei volontari
in servizio civile", organizzata in occasione
dell'ottavo anniversario della costituzione del
Servizio Civile Nazionale (6 marzo 2001).
L'iniziativa, proposta da AVIS, è frutto della
collaborazione fra l'Ufficio Nazionale per il
Servizio Civile (UNSC), il Coordinamento
Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue (CIVIS)
e il Centro Nazionale Sangue (CNS), e mira ad
incoraggiare, nei giovani che prestano Servizio
Civile, la donazione del sangue, un gesto di
solidarietà che si sposa con i valori alla base del
Servizio Civile Nazionale.
La donazione del sangue periodica, volontaria,
anonima, non retribuita e consapevole, e', infatti,
la miglior garanzia per la salute di chi riceve e di
chi dona. Per questo le donazioni vanno incentivate,
soprattutto in un momento come quello attuale, in
cui i progressi della medicina e della chirurgia
richiedono un fabbisogno di sangue sempre maggiore.
''Per garantire la tenuta del sistema trasfusionale
italiano e' di fondamentale importanza avvicinare al
gesto della donazione del sangue i giovani - spiega
Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della
FIDAS e coordinatore pro tempore del CIVIS -, ed e'
bellissimo che siano proprio i giovani impegnati nel
servizio civile a dare l'esempio ai loro coetanei,
affinche' i donatori di sangue, che oggi sono un
milione e seicentomila, diventino sempre piu'
numerosi e permettano di coprire i fabbisogni
nazionali e regionali per emocomponenti ed
emoderivati''.
Dal sito "avis.it"
Le sedi Avis di tutte le regioni italiane si sono
mobilitate in vista di questo importante evento: si
va dall'allestimento di punti informativi presso gli
Uffici di servizio civile delle Regioni e delle
Province autonome, a iniziative insieme ad altri
enti che dispongono di volontari ad iniziative
autonome.
Tra le manifestazioni più suggestive spicca il
punto di raccolta rivolto a tutti i volontari che
sarà allestito il 5 marzo, a Roma, nelle adiacenze
della Scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di
Spagna, grazie alla collaborazione tra le sede
comunale e regionale Avis.
***
Dall’inserto "Salute" del
Corriere della Sera del 2 novembre 2008
GLI IMMIGRATI RINGRAZIANO DONANDO IL SANGUE
di Edoardo Stucchi
Diventano donatori perché si sentono parte della comunità e
per ricambiare gli aiuti dati ai loro Paesi d'origine È anche merito
degli immigrati se l'Italia riesce a mantenere alto il numero dei
donatori di sangue, attualmente più di un milione e 500.000. Sono
sempre di più, infatti, gli stranieri iscritti alle organizzazioni
preposte alla raccolta di sangue. Il fenomeno è emerso all'Assemblea
nazionale donatori della Croce Rossa, tenutasi di recente a Milano.
Per esempio, si stima che nel capoluogo lombardo la percentuale di
stranieri tra i donatori sia dal 5 al 10%. «Il dato — spiega Camilla
Vezzali, dirigente medico della Regione Lombardia — proviene da
un'analisi condotta dal Policlinico di Milano ed è importante, anche
se non si può trasferire automaticamente a tutta la regione, che
conta 300.000 donatori. L'inserimento degli immigrati è utile per
sostenere le nostre scorte di sangue. Inoltre, gli stranieri hanno
spesso gruppi sanguigni rari, importanti sia per la compatibilità
nei confronti dei loro connazionali in cura in Italia, sia per i
malati che sviluppano anticorpi a seguito di continue trasfusioni. A
questo proposito il Policlinico di Milano ha avviato uno specifico
studio ». L'attenzione ai donatori stranieri, però, non è nuova. «Da
più di 10 anni — dice, infatti, Andrea Tieghi, presidente AVIS
Nazionale — l'Associazione è impegnata a promuovere la cultura della
donazione tra le comunità di origine straniera. Abbiamo preso
contatti con quelle marocchine e senegalesi e il prossimo 1 dicembre
sottoscriveremo un protocollo d'intesa con la Lega dei romeni
d'Italia».
La generosità degli immigrati si conferma anche in Toscana: nel 2006
ha registrato 669 iscritti fra i donatori AVIS, quasi il doppio
rispetto ai 350 del 2004. Complessivamente, l'un per cento dei
donatori, che sale però al 3% nelle zone più popolate di stranieri,
quali Prato, Arezzo e Livorno. Dati significativi anche in Emilia
Romagna. «Nell'area di Bologna — dice la dottoressa Wanda Randi, del
servizio trasfusionale — siamo passati in pochi anni dal 2 al 5% di
donatori stranieri». E immigrati sono presenti in Piemonte, Veneto,
Friuli, Valle d'Aosta, Abruzzo, Liguria, Lazio. Quali sono i criteri
di ammissione degli stranieri alla donazione? Requisiti
indispensabili sono la residenza in Italia da almeno due anni e
l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Valgono poi per gli
stranieri come per gli italiani le precauzioni per chi proviene da
zone endemiche per certe malattie trasmissibili. Ogni regione,
infine, ha adottato criteri che tendono a garantire la sicurezza del
sangue in relazione alle condizione igieniche e ambientale in cui il
donatore vive». Ma perché l'immigrato sente il dovere di donare
sangue? «È l'accoglienza ricevuta a dare la spinta verso le
donazioni — spiega la dottoressa Randi — perché lo straniero si
sente parte della comunità. In altri casi è un gesto di
riconoscenza. C'è stato, ad esempio, un vero «effetto Tsunami »: un
picco di donazioni di immigrati dell'Estremo Oriente, in segno di
gratitudine per ciò che il Comune di Bologna aveva fatto per le
popolazioni colpite dall'onda anomala».
***
Dal Corriere
della Sera del 12 agosto 2008
SANGUE, EMERGENZA NAZIONALE
di Margherita De Bac
Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta sono rimaste a secco.
Non c'era più una goccia di sangue, la scorsa settimana. Emergenza
rossa. Quest'anno più grave che in passato, tanto che l'Ispettorato
regionale per la Sanità dell'isola ha chiesto aiuto al ministero con
una specifica domanda di importazione di sacche.
Per
essere autosufficienti ce ne vorrebbero almeno 1.700 in più. La
Regione ha rivolto un appello speciale ai donatori, per rimpinguare
le scorte. La situazione resta molto pesante e non c'è giorno in cui
interventi programmati non debbano essere rimandati. Spesso, per non
rinunciare, i parenti del malato fanno la colletta del sangue.
L'assessore alla Sanità Massimo Russo ha lanciato una nuova campagna
per richiamare volontari ai centri trasfusionali. Intanto bisogna
svoltare agosto. Poi si vedrà: «È diminuito il numero dei nuovi
donatori — dice Giacomo Scalzo, responsabile del Centro sangue della
Sicilia —. Siamo passati dai 25.000 del 2004 ai 20.000 del 2007.
Occorre lavorare sui giovani, spronarli, eliminare la diffidenza e
in certi casi l'atteggiamento preconcetto». Non solo.
La necessità di sacche è aumentata di pari passo con la creazione
di nuove unità di chirurgia. La Sicilia resta una delle maggiori
importatrici di oro rosso, ma non è un caso isolato. Il Nord produce
ed esporta. Il Sud arranca. Nel Lazio l'insufficienza è ormai
cronica e un po' tutto il Meridione è lontano dalle medie nazionali
ed europee, 41,5 unità di globuli rossi ogni 1.000 abitanti. Altro
elemento di crisi, la difficoltà di Regioni di solito virtuose.
Lombardia, Emilia Romagna e Marche hanno consumato più del previsto
e di conseguenza non sono riuscite a compensare con le loro
provviste le sofferenze croniche in altre aree della penisola.
«Siamo al limite della disponibilità. I programmi sono saltati anche
perché si eseguono interventi particolari che richiedono molto
sangue. Pensiamo ad esempio al trapianto di uno stesso fegato su due
pazienti. Chirurgia di eccellenza che però impone sforzi
supplementari di trasfusioni», spiega il sottosegretario al Welfare
Ferruccio Fazio che ha spronato le Regioni a rilanciare campagne di
sensibilizzazione.
Quest'estate sono rimasti sguarniti ospedali saldamente
autosufficienti come Careggi a Firenze, il Sant'Orsola di Bologna,
il Niguarda di Milano. L'assessore alla Sanità della Toscana Enrico
Rossi ha richiamato le aziende sanitarie alla politica del buon uso
del sangue. C'è anche il problema dell'appropriatezza, dello spreco.
Giro di vite che ha permesso di recuperare il 30% dello svantaggio.
Sono 1.600.000 i donatori italiani periodici, cioè che con
regolarità si recano ai centri per il prelievo. Il 4,5% della
popolazione tra 18 e 65 anni. Rispetto alla media nazionale sono al
di sotto tutte le Regioni del Centro-Sud tranne Marche, Sardegna e
Molise. Al di sopra si attesta tutto il Nord, ad eccezione del
Trentino. Nonostante le campagne di sensibilizzazione si fa molta
fatica a conquistare nuovi volontari periodici e ciò è dovuto anche
ai pregiudizi che circondano questo gesto di solidarietà e alla
scarsa fiducia da parte di alcuni nei confronti del servizio
sanitario. Un po' come avviene per la donazione di organi.
Secondo una recente indagine di Altroconsumo, su 2.130 italiani
non donatori, il 50% dichiarano che non lo faranno mai e poi mai
nella vita, il 30% giustificano il loro atteggiamento con la
pigrizia e il 70% perché hanno paura delle siringhe o delle
infezioni che potrebbero contrarre. Non sempre nobili le motivazioni
dei donatori: il 14% lo fanno per migliorare l'autostima, il 18% per
curiosità, il 24% per avere diritto in tempi rapidi alle analisi del
sangue. Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue, si
basa sui calcoli. Per sentirsi al sicuro l'Italia dovrebbe poter
contare su un migliaio di unità di globuli rossi a settimana in più:
«I donatori periodici che si raccolgono attorno alle quattro grandi
associazioni, vale a dire AVIS, Croce Rossa Italiana, Fratres e
FIDAS, sono un numero congruo ma dovrebbero aumentare la frequenza
del prelievo. Per quanto riguarda le Regioni in affanno, la Sardegna
ha buone giustificazioni. Possiede il più alto numero di malati con
talassemia e deve far fronte ad una situazione particolare.
Altrimenti sarebbe in attivo. Sta lavorando bene per recuperare».
In
continua rincorsa il Lazio anche a causa di un problema
organizzativo. Il coordinatore regionale è andato in pensione e l'ha
anticipata prendendosi le ferie. Il nuovo deve essere nominato. I
grandi ospedali come Policlinico Umberto I e San Camillo hanno
passato brutti momenti... Andrea Tieghi, coordinatore di AVIS
ammette: «Dobbiamo assolutamente reclutare di più, magari facendo
leva sui circa 100.000 donatori occasionali. Bisogna trovare
incentivi per i volontari. Bastano poche attenzioni. Ad esempio il
parcheggio assicurato fuori dall'ospedale. Il sistema pubblico deve
essere più attento, avere un occhio di riguardo per noi, che siamo
una risorsa preziosa. Invece in qualche caso sembra ti facciano un
favore». Il personale, denuncia Tieghi, a volte è sgarbato, ha
l'atteggiamento di chi deve liquidare in fretta un visitatore
ingombrante. Ovvio che poi ci si senta poco invogliati a tornare.
E poi, accusano le associazioni, ci si è
messo il ministro Renato Brunetta, con il decreto sui fannulloni.
Così come è adesso il provvedimento taglia le giornate di lavoro ai
dipendenti pubblici che vanno a donare. Una svista, precisa il
responsabile della Funzione Pubblica, promettendo per settembre una
norma quadro: «Sono persone benemerite. Non ci sarà nessun taglio».
La disattenzione però non è passata inosservata. L'AVIS ha già
registrato un calo di donazioni da parte degli impiegati pubblici:
«Se la sono legata al dito. Ma noi andiamo avanti. L'obiettivo è
arrivare a 2 milioni di donatori, come la Germania. E puntiamo sui
giovani sotto i 25 anni, i più difficili da conquistare».
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