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AVIS SOS

 

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Dal sito "centronazionalesangue.it"

dott. Gloria Pravatà, Responsabile Comunicazione

 

AVVISO TRUFFA PER DONAZIONE SANGUE

Tornano gli appelli per la ricerca di sangue via sms

Periodicamente arriva un sms sui cellulari con richiesta urgente di sangue. È una pericolosa bugia che va combattuta

Il cellulare scandisce un suono: arriva un nuovo messaggio. Apri.

 

"Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B+ causa leucemia fulminante. Urgente". E il tam tam dei messaggini ha inizio. Potrebbe sembrare un grido d'allarme. Ma in realtà si tratta di una "bufala", una notizia inventata. Una bugia che approfitta della generosità delle persone oneste. La variante stagionale riguarda solo il gruppo - talvolta è un AB - che, a causa della presunta rarità, colpisce ancora di più l'immaginario collettivo. La diagnosi sempre infausta, l'età del piccolo paziente non supera mai i 18 mesi. Padri e madri si sentono coinvolti: "e se succedesse a mio figlio?".

 

La risposta ai preoccupati cittadini, vittime ancora una volta di questi "giochi digitali pericolosi", arriva dall'Authority che in Italia è preposta al coordinamento della medicina trasfusionale e al controllo sulla sicurezza del sangue.

Il direttore del CNS, Giuliano Grazzini, unitamente ai Presidenti delle 4 associazioni e Federazioni di volontariato Sangue (Avis, CRI, Fidas, Fratres), raccomanda di ignorare tali sciacallaggi, invitando alla riflessione: "Il sistema trasfusionale italiano è basato sulla donazione volontaria, altruistica e non remunerata, ma soprattutto governata da meccanismi di controllo regionale da una legge dello Stato. Anche il sangue "raro" viene mappato. Questo significa che gli operatori sanno dove andare a cercare il sangue che serve. Mai nessuno si sognerebbe, dinanzi a emergenze, di instaurare una simile catena di presunta "solidarietà". L'uso degli sms al massimo può riguardare il contatto personale e protetto da privacy che l'associazione di volontariato può effettuare per chiamare il volontario che ha firmato la liberatoria, in caso di richiesta urgente di donazione, sempre allo scadere del periodo di legge previsto tra una donazione e l'altra (3 mesi per gli uomini e 6 per le donne). Ma si tratta di casi eccezionali e personali".

Posta la falsità di tali appelli, invitiamo i cittadini che vogliono liberamente aderire alla donazione, a informarsi presso i Centri Trasfusionali delle Strutture Ospedaliere e sedi delle associazioni di volontariato sangue della propria città. 

 

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Dal quotidiano "Latina Oggi" del 2 luglio 2009

IL FASCINO DELLA PRIMA VOLTA, E DONARE DIVENTA UNA MISSIONE

di Silverio Guarino, donatore AVIS, ematologo

 

Era il 17 luglio 1973, sicuramente una domenica (perché era di domenica che io frequentavo da studente di Medicina l'Ospedale di Latina) quando ho donato per la prima volta il sangue. Il dottor Francesco Tudini, allora responsabile del Servizio Trasfusionale, venuto a conoscenza della mia passione per l'ematologia e che mi sarei laureato di lì a poco, mi fece emettere il primo vagito nel mondo medico del sangue, con la mia prima donazione e con la mia iscrizione all'AVIS.

Il flacone era di vetro, con un tappo di gomma da forare; il sangue zampillava al suo interno (era sottovuoto!); l'anticoagulante era il citrato di sodio ed il sangue si conservava per 21 giorni a +4°C in frigorifero. Era già un traguardo. Il sangue contenuto nel flacone veniva trasfuso così come era, «intero». Per qualche anno le donazioni vennero eseguite con questa tecnica, poi il flacone di vetro venne «siliconato» al suo interno, per renderlo più simile alla superficie delle vene e delle arterie. Era così possibile separare il plasma e si potevano trasfondere i soli globuli rossi; il sangue si conservava per 28 giorni a +4°C, in «frigoemoteca». All'inizio degli anni '80: una rivoluzione copernicana con l'avvento della plastica e dei processi di separazione per centrifugazione degli emocomponenti (globuli rossi, piastrine e plasma) e la preparazione degli emoderivati (albumina, gammaglobuline, fattori della coagulazione). Le malattie del sangue e le leucemie in particolare, richiedevano l'uso specifico del singolo elemento. Con questa tecnica di prelievo, la durata della conservazione del sangue (come globuli rossi concentrati) è arrivata agli attuali 35-42 giorni, per l'aggiunta di sostanze nutritive. Le piastrine, tenute in agitatore a temperatura ambiente (+20°C) durano 5 giorni; il plasma congelato (a -20°C o a -80°C) dura molti mesi. L'uso degli emocomponenti ha determinato un sostanziale ed epocale miglioramento nella terapia delle malattie del sangue e delle leucemie acute in particolare. La tecnologia e le strategie trasfusionali mirate hanno consentito di ottenere risultati impensabili, consolidati oggi dalle tecniche di aferesi (piastrino- e plasmaferesi) da singolo donatore (in data 26 giugno u.s. è stata effettuata la prima plasmaferesi produttiva da donatore presso la sede dell'AVIS di Latina). Da quel 17 luglio 1973 al 10 aprile 2009 (data della mia ultima donazione), l'essere donatore e avisino, non è però cambiato. C'è sempre stato un ago che ha fatto defluire il sangue e c'è sempre stato nel cuore il desiderio di donare agli altri una parte di sé. È cambiata la tecnologia della preparazione, della conservazione e la strategia dell'uso del mio dono. Donare il sangue rimane solo ed esclusivamente un atto d'amore; l'atto intelligente compete invece a chi elabora, conserva, esamina ed usa il sangue. Come donatore Avisino e come Ematologo, devo solo sorvegliare che ciò avvenga sempre.

 

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Dal quotidiano "Latina Oggi" del 2 luglio 2009

LA VITA: IL REGALO PIÙ GRANDE

di Mauro Cappelli, AVIS Provinciale Latina

 

Oggi mi sono svegliato con la voglia di fare un «regalo». Non il solito regalo, ma un regalo "vero", Per cui tu doni senza aspettarti niente in cambio. Mentre uscivo di casa ho incontrato un amico che andava a donare il sangue all'AVIS. In quel momento ho capito che era quello che volevo fare anch'io e l'ho seguito.

All'AVIS l'atmosfera è allegra, la gente ride e scherza e nella zona ristoro mi viene offerto un caffé. Ci sono persone in fila con dei fogli in mano: sono i questionari da compilare ad ogni donazione. Quante domande sulla mia vita privata! Vengo invitato ad entrare nella stanza del medico dove per rispetto della privacy rimaniamo soli. A questo punto posso dirimere i miei dubbi e completare in maniera «veritiera» e «consapevole» tutti i punti del questionario. Capisco infatti come il mio «regalo», a causa di qualche leggerezza nella compilazione del foglio, possa creare seri problemi alla persona cui arriverà il sangue. Devo avere più di 18 anni e meno di 65. Devo pesare più di 50 Kg. Devo essere in buona salute e non prendere farmaci (almeno alcuni, meglio indicati dal medico, tipo antibiotici, antinfiammatori ecc.).

Un uomo può donare 4 volte l'anno e tra una donazione e l'altra di sangue intero devono intercorrere almeno 90 giorni. Una donna invece può donare solo 2 volte l'anno. Il medico insiste sui comportamenti a rischio per le malattie infettive (rapporti sessuali, punture con aghi di siringhe, contatti con liquidi biologici quali il sangue di altre persone ecc.). Dopo la visita medica e la misurazione della pressione arteriosa, mi viene fatto un piccolo buco al dito per la misurazione dell'emoglobina che deve essere maggiore di 13,5 g/dl per gli uomini e 12,5 g/dl per le donne. Quindi, dalla vena del braccio il sangue viene prelevato e raccolto in una sacchetta da circa 450 ml. Riempita la sacca il mio compito è terminato. Aspetto qualche minuto sdraiato poi mi alzo, rendendomi conto che mi sento bene fisicamente e soprattutto psicologicamente. Ritorno al punto di ristoro dove vengo invitato a fare colazione e mi accorgo che i donatori come me hanno un sorriso diverso; sono forse consapevoli che del loro «regalo» non verranno mai ringraziati, ma che comunque hanno donato qualcosa di speciale: «LA VITA».

 

 

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Dal Blog "Il Nuovo Territorio" del 3 giugno 2009

INDIA, UN PATTO DI SANGUE

 

 

L’India di Terracina compie un passo significativo verso l’integrazione con la cittadinanza italiana. Simbolico gemellaggio ieri mattina tra la comunità indiana, particolarmente presente a borgo Hermada, e la sezione dell’Avis di Terracina. Il sindacalista Uil di origine indiana, Ajay Rattan, insieme al responsabile Avis di Terracina Bruno Maiello hanno indetto l’iniziativa «Terre diverse, stesso sangue». 21 gli stranieri che hanno donato il proprio sangue, con 10 litri di sangue raccolti e pronti per essere inviati in Abruzzo a disposizione degli ospedali che ospitano i terremotati. Un gemellaggio che ha consentito alla comunità indiana di presentarsi ai concittadini italiani e che è servita anche per parlare di sicurezza stradale. Infatti Rattan ha distribuito ai suoi connazionali pettorine catarifrangenti, utili agli stranieri che percorrono ogni giorno le strade periferiche di Terracina quando si recano nei campi agricoli e quando tornano da lavoro, solitamente in bicicletta e con il pericolo di non essere visti dagli automobilisti. «L’iniziativa di oggi – ha detto Rattan – oltre a costituire un bel gesto di solidarietà per i terremotati dell’Abruzzo, serve a noi Indiani che da anni viviamo e lavoriamo a Terracina per sentirci sempre più vicini agli Italiani. Il sangue ha un solo colore, purtroppo c’è chi pensa che il colore della pelle possa essere ancora un motivo di discriminazione. Invece siamo molto più simili di quanto possa sembrare, e la comunità indiana ha tutta la volontà di integrarsi con la popolazione terracinese nel modo migliore possibile». Presente all’iniziativa e in prima linea per donare il proprio sangue, il padre spirituale della comunità Sikh, Balbir Singh, che ha voluto sottolineare come la donazione del sangue sia un gesto di solidarietà per il bene di tutti: «a Dio piace molto quando una persona fa del bene per il prossimo». Come è facile constatare, la religione Sikh non è molto differente dalla credenza religiosa cristiana. Soddisfatti dell’evento anche i rappresentanti dell’Avis di Terracina. «Ajay Rattan è donatore già dal 2006 – ha detto Bruno Maiello, presidente della sezione Avis locale – ha proposto una donazione straordinaria per la sua comunità. Terracina accetta sempre ben volentieri queste proposte». In programma una nuova donazione per settembre, questa volta presso il tempio indiano Sikh di San Vito. (Francesco Avena)

 

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I ragazzi del Collegio "Nazareno" di Roma hanno realizzato un interessante spot sulla donazione del sangue. Ecco il link:

 

http://www.aslroma.it/spot/spot.html

 

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Dal sito "asca.it"

DONAZIONE SANGUE: ARRIVANO I VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE

 

Sono 32 mila giovani tra i 18 ed i 28 anni in servizio civile, e nella settimana dal 2 all'8 marzo andranno ad ingrossare le fila dei donatori di sangue, con la speranza che il loro gesto non rimanga isolato, ma diventi una piacevole abitudine.

Questo l'augurio che le associazioni e federazioni dei donatori volontari di sangue (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES) esprimono nella "Settimana di sensibilizzazione al dono del sangue dei volontari in servizio civile", organizzata in occasione dell'ottavo anniversario della costituzione del Servizio Civile Nazionale (6 marzo 2001).

L'iniziativa, proposta da AVIS, è frutto della collaborazione fra l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC), il Coordinamento Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue (CIVIS) e il Centro Nazionale Sangue (CNS), e mira ad incoraggiare, nei giovani che prestano Servizio Civile, la donazione del sangue, un gesto di solidarietà che si sposa con i valori alla base del Servizio Civile Nazionale.

La donazione del sangue periodica, volontaria, anonima, non retribuita e consapevole, e', infatti, la miglior garanzia per la salute di chi riceve e di chi dona. Per questo le donazioni vanno incentivate, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui i progressi della medicina e della chirurgia richiedono un fabbisogno di sangue sempre maggiore.
''Per garantire la tenuta del sistema trasfusionale italiano e' di fondamentale importanza avvicinare al gesto della donazione del sangue i giovani - spiega Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della FIDAS e coordinatore pro tempore del CIVIS -, ed e' bellissimo che siano proprio i giovani impegnati nel servizio civile a dare l'esempio ai loro coetanei, affinche' i donatori di sangue, che oggi sono un milione e seicentomila, diventino sempre piu' numerosi e permettano di coprire i fabbisogni nazionali e regionali per emocomponenti ed emoderivati''.

 

 

Dal sito "avis.it"

Le sedi Avis di tutte le regioni italiane si sono mobilitate in vista di questo importante evento: si va dall'allestimento di punti informativi presso gli Uffici di servizio civile delle Regioni e delle Province autonome, a iniziative insieme ad altri enti che dispongono di volontari ad iniziative autonome.

Tra le manifestazioni più suggestive spicca il punto di raccolta rivolto a tutti i volontari che sarà allestito il 5 marzo, a Roma, nelle adiacenze della Scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna, grazie alla collaborazione tra le sede comunale e regionale Avis.

 

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Dall’inserto "Salute" del Corriere della Sera del 2 novembre 2008

GLI IMMIGRATI RINGRAZIANO DONANDO IL SANGUE

di Edoardo Stucchi


Diventano donatori perché si sentono parte della comunità e per ricambiare gli aiuti dati ai loro Paesi d'origine È anche merito degli immigrati se l'Italia riesce a mantenere alto il numero dei donatori di sangue, attualmente più di un milione e 500.000. Sono sempre di più, infatti, gli stranieri iscritti alle organizzazioni preposte alla raccolta di sangue. Il fenomeno è emerso all'Assemblea nazionale donatori della Croce Rossa, tenutasi di recente a Milano.

 

Per esempio, si stima che nel capoluogo lombardo la percentuale di stranieri tra i donatori sia dal 5 al 10%. «Il dato — spiega Camilla Vezzali, dirigente medico della Regione Lombardia — proviene da un'analisi condotta dal Policlinico di Milano ed è importante, anche se non si può trasferire automaticamente a tutta la regione, che conta 300.000 donatori. L'inserimento degli immigrati è utile per sostenere le nostre scorte di sangue. Inoltre, gli stranieri hanno spesso gruppi sanguigni rari, importanti sia per la compatibilità nei confronti dei loro connazionali in cura in Italia, sia per i malati che sviluppano anticorpi a seguito di continue trasfusioni. A questo proposito il Policlinico di Milano ha avviato uno specifico studio ». L'attenzione ai donatori stranieri, però, non è nuova. «Da più di 10 anni — dice, infatti, Andrea Tieghi, presidente AVIS Nazionale — l'Associazione è impegnata a promuovere la cultura della donazione tra le comunità di origine straniera. Abbiamo preso contatti con quelle marocchine e senegalesi e il prossimo 1 dicembre sottoscriveremo un protocollo d'intesa con la Lega dei romeni d'Italia».

 

La generosità degli immigrati si conferma anche in Toscana: nel 2006 ha registrato 669 iscritti fra i donatori AVIS, quasi il doppio rispetto ai 350 del 2004. Complessivamente, l'un per cento dei donatori, che sale però al 3% nelle zone più popolate di stranieri, quali Prato, Arezzo e Livorno. Dati significativi anche in Emilia Romagna. «Nell'area di Bologna — dice la dottoressa Wanda Randi, del servizio trasfusionale — siamo passati in pochi anni dal 2 al 5% di donatori stranieri». E immigrati sono presenti in Piemonte, Veneto, Friuli, Valle d'Aosta, Abruzzo, Liguria, Lazio. Quali sono i criteri di ammissione degli stranieri alla donazione? Requisiti indispensabili sono la residenza in Italia da almeno due anni e l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Valgono poi per gli stranieri come per gli italiani le precauzioni per chi proviene da zone endemiche per certe malattie trasmissibili. Ogni regione, infine, ha adottato criteri che tendono a garantire la sicurezza del sangue in relazione alle condizione igieniche e ambientale in cui il donatore vive». Ma perché l'immigrato sente il dovere di donare sangue? «È l'accoglienza ricevuta a dare la spinta verso le donazioni — spiega la dottoressa Randi — perché lo straniero si sente parte della comunità. In altri casi è un gesto di riconoscenza. C'è stato, ad esempio, un vero «effetto Tsunami »: un picco di donazioni di immigrati dell'Estremo Oriente, in segno di gratitudine per ciò che il Comune di Bologna aveva fatto per le popolazioni colpite dall'onda anomala».  

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Dal Corriere della Sera del 12 agosto 2008

SANGUE, EMERGENZA NAZIONALE

di Margherita De Bac

 

Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta sono rimaste a secco. Non c'era più una goccia di sangue, la scorsa settimana. Emergenza rossa. Quest'anno più grave che in passato, tanto che l'Ispettorato regionale per la Sanità dell'isola ha chiesto aiuto al ministero con una specifica domanda di importazione di sacche.

 

Per essere autosufficienti ce ne vorrebbero almeno 1.700 in più. La Regione ha rivolto un appello speciale ai donatori, per rimpinguare le scorte. La situazione resta molto pesante e non c'è giorno in cui interventi programmati non debbano essere rimandati. Spesso, per non rinunciare, i parenti del malato fanno la colletta del sangue. L'assessore alla Sanità Massimo Russo ha lanciato una nuova campagna per richiamare volontari ai centri trasfusionali. Intanto bisogna svoltare agosto. Poi si vedrà: «È diminuito il numero dei nuovi donatori — dice Giacomo Scalzo, responsabile del Centro sangue della Sicilia —. Siamo passati dai 25.000 del 2004 ai 20.000 del 2007. Occorre lavorare sui giovani, spronarli, eliminare la diffidenza e in certi casi l'atteggiamento preconcetto». Non solo.

La necessità di sacche è aumentata di pari passo con la creazione di nuove unità di chirurgia. La Sicilia resta una delle maggiori importatrici di oro rosso, ma non è un caso isolato. Il Nord produce ed esporta. Il Sud arranca. Nel Lazio l'insufficienza è ormai cronica e un po' tutto il Meridione è lontano dalle medie nazionali ed europee, 41,5 unità di globuli rossi ogni 1.000 abitanti. Altro elemento di crisi, la difficoltà di Regioni di solito virtuose. Lombardia, Emilia Romagna e Marche hanno consumato più del previsto e di conseguenza non sono riuscite a compensare con le loro provviste le sofferenze croniche in altre aree della penisola. «Siamo al limite della disponibilità. I programmi sono saltati anche perché si eseguono interventi particolari che richiedono molto sangue. Pensiamo ad esempio al trapianto di uno stesso fegato su due pazienti. Chirurgia di eccellenza che però impone sforzi supplementari di trasfusioni», spiega il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che ha spronato le Regioni a rilanciare campagne di sensibilizzazione.

Quest'estate sono rimasti sguarniti ospedali saldamente autosufficienti come Careggi a Firenze, il Sant'Orsola di Bologna, il Niguarda di Milano. L'assessore alla Sanità della Toscana Enrico Rossi ha richiamato le aziende sanitarie alla politica del buon uso del sangue. C'è anche il problema dell'appropriatezza, dello spreco. Giro di vite che ha permesso di recuperare il 30% dello svantaggio. Sono 1.600.000 i donatori italiani periodici, cioè che con regolarità si recano ai centri per il prelievo. Il 4,5% della popolazione tra 18 e 65 anni. Rispetto alla media nazionale sono al di sotto tutte le Regioni del Centro-Sud tranne Marche, Sardegna e Molise. Al di sopra si attesta tutto il Nord, ad eccezione del Trentino. Nonostante le campagne di sensibilizzazione si fa molta fatica a conquistare nuovi volontari periodici e ciò è dovuto anche ai pregiudizi che circondano questo gesto di solidarietà e alla scarsa fiducia da parte di alcuni nei confronti del servizio sanitario. Un po' come avviene per la donazione di organi.

Secondo una recente indagine di Altroconsumo, su 2.130 italiani non donatori, il 50% dichiarano che non lo faranno mai e poi mai nella vita, il 30% giustificano il loro atteggiamento con la pigrizia e il 70% perché hanno paura delle siringhe o delle infezioni che potrebbero contrarre. Non sempre nobili le motivazioni dei donatori: il 14% lo fanno per migliorare l'autostima, il 18% per curiosità, il 24% per avere diritto in tempi rapidi alle analisi del sangue. Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue, si basa sui calcoli. Per sentirsi al sicuro l'Italia dovrebbe poter contare su un migliaio di unità di globuli rossi a settimana in più: «I donatori periodici che si raccolgono attorno alle quattro grandi associazioni, vale a dire AVIS, Croce Rossa Italiana, Fratres e FIDAS, sono un numero congruo ma dovrebbero aumentare la frequenza del prelievo. Per quanto riguarda le Regioni in affanno, la Sardegna ha buone giustificazioni. Possiede il più alto numero di malati con talassemia e deve far fronte ad una situazione particolare. Altrimenti sarebbe in attivo. Sta lavorando bene per recuperare».

In continua rincorsa il Lazio anche a causa di un problema organizzativo. Il coordinatore regionale è andato in pensione e l'ha anticipata prendendosi le ferie. Il nuovo deve essere nominato. I grandi ospedali come Policlinico Umberto I e San Camillo hanno passato brutti momenti... Andrea Tieghi, coordinatore di AVIS ammette: «Dobbiamo assolutamente reclutare di più, magari facendo leva sui circa 100.000 donatori occasionali. Bisogna trovare incentivi per i volontari. Bastano poche attenzioni. Ad esempio il parcheggio assicurato fuori dall'ospedale. Il sistema pubblico deve essere più attento, avere un occhio di riguardo per noi, che siamo una risorsa preziosa. Invece in qualche caso sembra ti facciano un favore». Il personale, denuncia Tieghi, a volte è sgarbato, ha l'atteggiamento di chi deve liquidare in fretta un visitatore ingombrante. Ovvio che poi ci si senta poco invogliati a tornare.

E poi, accusano le associazioni, ci si è messo il ministro Renato Brunetta, con il decreto sui fannulloni. Così come è adesso il provvedimento taglia le giornate di lavoro ai dipendenti pubblici che vanno a donare. Una svista, precisa il responsabile della Funzione Pubblica, promettendo per settembre una norma quadro: «Sono persone benemerite. Non ci sarà nessun taglio». La disattenzione però non è passata inosservata. L'AVIS ha già registrato un calo di donazioni da parte degli impiegati pubblici: «Se la sono legata al dito. Ma noi andiamo avanti. L'obiettivo è arrivare a 2 milioni di donatori, come la Germania. E puntiamo sui giovani sotto i 25 anni, i più difficili da conquistare».

 

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Dall’inserto "Io Donna" del Corriere della Sera del 9 agosto 2008

GRAZIE DI CUORE
di Emanuela Zuccalà

 

Un cuore stilizzato con la sigla “TVD, Ti voglio donare”: è il logo di una campagna informativa su donazione e trapianto di organi che, da settembre, il Ministero della Salute proporrà agli studenti di scuola media e superiore (info: www.trapianti.ministerosalute.it) per incoraggiare la cultura della donazione che in Italia trova ancora ostacoli e false convinzioni. Secondo il Centro Nazionale Trapianti, infatti, alla fine del 2008 i numeri delle donazioni saranno gli stessi dell’anno scorso, poco più di 3.000, mentre i pazienti in attesa di trapianto sono circa 10.000. Tema difficile, che suscita emozioni e prese di posizione forti, come testimoniano le numerose lettere giunte dopo un articolo sulle implicazioni psicologiche del trapianto (Io Donna del 26 aprile). «C’è confusione», constata il neuropsichiatra Alberto Maria Comazzi, per 16 anni responsabile del servizio di psicologia medica al Nord Italia Transplant. «Per esempio: non è vero che il trapiantato si identifica con la personalità del donatore, né che si sente in debito con lui. Prova piuttosto un senso di colpa verso chi, morendo, gli ha permesso di continuare a vivere: una situazione da affrontare con un sostegno psicologico. Il ricevente, inoltre, non desidera sapere chi fosse il donatore: è la famiglia di questo che a volte si mette sulle tracce di chi ha ricevuto gli organi del parente defunto. E ciò accade quando non c’è stata sufficiente elaborazione del lutto». Altra idea pericolosa, secondo l’esperto, è che il trapianto sia qualcosa che toglie e non invece che dà, e molta responsabilità è dei media: «Si legge spesso “espianto” invece di “prelievo” dell’organo, ed è scorretto perché il termine espianto si usa solo per un organo che è già stato trapiantato e ha subito un rigetto». Idee confuse, insomma, che frenano la disponibilità alla donazione: circa un terzo delle famiglie, oggi, si
 oppone al prelievo degli organi dei congiunti, che potrebbero salvare molte vite. Ma ci sono anche storie poetiche, che Comazzi ha ascoltato a centinaia: «Ricordo un trapiantato di cuore che riuscì a sapere l’identità del donatore (la legge prescrive l’anonimato), andò sulla sua tomba e lasciò un biglietto anonimo: “Grazie di cuore”». Delle frontiere del trapianto, esperti da tutto il mondo discuteranno a Sydney da domani al 14 agosto, al Congresso Internazionale della Società del Trapianto (info: www.transplatation2008.org).
 

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ISCRIVITI ALLA BANCA DEL DONO
di Emanuela Zuccalà

In Italia, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, sono calate le donazioni di organi. Eppure il nostro Paese, dopo la Spagna, è in Europa quello che ha visto il maggiore aumento di donatori negli ultimi 15 anni: da 5,8 per milione del 1992 a 19,3 del 2007, con il record toscano di 27,5 per milione. Per incentivare la donazione, è appena nata la Banca del dono: iniziativa unica nel panorama europeo che stabilisce un collegamento tra il Sistema Informativo Trapianti (87.000 nomi di chi ha già espresso la propria disponibilità alla ASL) e i registri dell’AIDO (1.119.760 potenziali donatori. Info: www.aido.it.
 

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Dal sito "Avis.it"

Le norme assenteismo non colpiranno i donatori di sangue.

 

«Le norme anti-assenteismo per i dipendenti pubblici non colpiranno i donatori di sangue e di midollo osseo che, con grande senso di altruismo, compiono un gesto di solidarietà». È quanto ha dichiarato oggi il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta in riferimento al decreto 112 che non prevede la retribuzione delle somme "dei fondi per la contrattazione integrativa" per chi si assenta dal servizio.

 

«Esprimiamo la nostra soddisfazione», ha detto Andrea Tieghi, presidente di AVIS Nazionale e attualmente portavoce del CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue), «per la decisione odierna di permettere ai dipendenti pubblici di continuare, grazie al contributo Inps, a ricevere la paga piena se si allontanano dal lavoro per donare il sangue. Ciò dimostra la sensibilità che le autorità hanno nei confronti delle Associazioni di volontari e soprattutto nei riguardi dei tanti lavoratori pubblici che periodicamente donano il sangue. Attendiamo, quindi, atti concreti al ripristino di tale diritto».

Proprio questa mattina il quotidiano "La Repubblica" aveva pubblicato la seguente dichiarazione di Tieghi in merito alla versione precedente del decreto 112: «Non importa quanti soldi sono. Fossero anche 5 euro si tratta di una cosa ingiusta. Questa è gente che fa del bene, che aiuta altri a vivere. Non deve rimetterci niente".

Tieghi ha poi aggiunto: "Tra tutti abbiamo un milione e 600 mila soci e di questi più di 300 mila sono dipendenti pubblici, gli unici ad avere il taglio in busta paga. Non si tratta solo di un giorno di lavoro, tra l'altro, perché in molti donano anche quattro volte all'anno. E poi è incredibile che la decurtazione valga anche per la donazione di midollo, visto quanto è importante e impegnativa dal punto di vista fisico».

 

 

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Dall'inserto "Salute" n. 584/14 di Repubblica del 12/6/2008

Donazioni sangue, giovani disinformati

Che cosa sanno i giovani dell'AVI S e quanto sono sensibili al pro­blema della donazione del san­gue? Il gruppo di ricerca statistica SWG su iniziativa AVIS. in vista della Giornata mondiale della Donazione sangue (sabato 14 giugno: info su www.avis.it), ha condotto un'indagine, 650 interviste ordine a giovani 18-34 anni (sistema CAWI, documento completo su www.agcom.it. Dai risultati emerge che il 74% degli intervistati associa il termine Avis alla figura del donatore, mentre solo il 3% pensa a un'associazione di volontariato. Il 12% non ne sa niente. Non c'è da stupirsi, dato che più della metà degli intervistati (il 61%) dichiara di trascorrere la maggior parte del tempo libero su internet e solo il 22% di dedicarsi ad attività di ha mai fatto volontariato o ha smesso, motiva la scelta per mancanza di tempo (61%), ma ben l’11% ammette di non farlo per mancanza di interesse. A dedicarsi ad attività di volontariato sono in prevalenza gli uomini. Il 15% degli amanti del volontaria­to si dedica ad attività socio-sanitarie e l'11% a quelle strettamente legate alla sanità.

Nella classifica delle associazioni di volontariato più frequentate dai giovani l'Avis si colloca al quarto posto, preceduta da parrocchie, Croce Rossa e centri di assistenza per disabili.  Ma chi è impegnato lo fa due o più volte alla settimana (35%). L’Avis risulta comunque l'associazione del settore più conosciuta (73%), seguita da Fidas e Fratres, ma purtroppo a questa consapevolezza non segue un impegno concreto, dato che solo il 20% dei ragazzi intervistati ha donato sangue almeno una volta. Il deterrente più frequente è la paura dell'ago, che spesso blocca anche i più generosi, dato che il 40% dichiara di aver desiderato più volte di diventare donatore. Il 32% dei ragazzi che donano sangue lo fa in media due volte l'anno e il 17% ancora più spesso. Generalmente le donazioni avvengono nei centri ospedalieri. Infine, il potere del passaparola: chi dona sangue, viene per lo più convinto dagli amici. (sara ficocelli)




 

 

SITUAZIONE RACCOLTA 2010

 

sacche raccolte

Mese/Anno

2009

2010

DIFF.

Gennaio

63

93

+30

Febbraio

98

103

+5

Marzo

115

142

+27

Aprile

158

129

-29

Maggio

85

121

+36

Giugno

117

104

-13

Luglio

92

123

+31

Agosto

97

79

-18

Settembre

118

   
Ottobre

163

   
Novembre

118

   
Dicembre

134

   
Totale

1.358

894

+69

 

 

69 sacche in più

 

rispetto ad agosto 2009